L’idea del grande Almon Strowger

L’idea del grande Almon Strowger

Almon Strowger alla fine dell’Ottocento gestiva un’impresa di pompe funebri a Kansas City nel Missouri. Non sappiamo se fosse felice ma la sua vita proseguiva senza particolari difficoltà. Un bel giorno però le cose cambiarono, drasticamente: i suoi affari iniziarono ad andare male, ogni giorno la sua attività perdeva clienti. Ma siccome i funerali in città non erano diminuiti, iniziò a insospettirsi. Così, iniziò a fare indagini e finalmente scoprì che nella centrale telefonica della sua città, da qualche settimana, era stata assunta come centralinista la moglie di un suo concorrente. (immagine 1) What a f**k, deve aver detto Almon. E aveva ragione! Infatti, a quel tempo, nelle centrali telefoniche erano le centraliniste a mettere in connessione tra di loro i vari utenti del telefono, anche in ambito commerciale. Così, per una centralinista, era abbastanza semplice dirottare verso questa o quella attività commerciale le richieste che arrivavano dagli utenti. E così, grazie a questa posizione strategica, la neo assunta centralinista inoltrava tutte le richieste di servizi funebri verso l’azienda del marito, sfavorendo il povero Strowger. (immagine 2) Doveva proprio essere così, non c’era altra spiegazione, pensò Almon. L’azienda di Strowger era ormai sull’orlo del fallimento. Ma invece di arrendersi, l’imprenditore statunitense puntò tutto sull’innovazione e, ingegnandosi, con il cacciavite in mano, inventò e costruì il primo commutatore telefonico automatico della storia, che senza l’intermediazione umana metteva in contatto direttamente gli utenti telefonici. Strowger ottenne il brevetto per questa invenzione nell’ottobre del 1891. (immagine 3) In pochi anni, le centrali telefoniche automatiche Strowger sostituirono tutte le centraliniste e l’imprenditore statunitense divenne ricco dando in licenza il suo brevetto alle compagnie telefoniche di tutto il mondo....
Bertha Benz

Bertha Benz

“Vado a Pforzheim a trovare mia madre” fu questo il messaggio che sorprese l’inventore Karl Benz la mattina del 5 agosto 1888. Sua moglie Bertha aveva preso l’automobile che lui stesso aveva inventato e costruito due anni prima ed era partita per il primo lungo viaggio in automobile della storia: circa 200 chilometri, da Mannheim a Pforzheim, andata e ritorno. Se al marito dunque va riconosciuta la genialità dell’invenzione che avrebbe caratterizzato tutto il Novecento, alla moglie va il nostro plauso per la visione, il coraggio e l’audacia, capaci di rivoluzionare il mondo. Fino a quel momento, infatti, l’automobile di suo marito aveva destato grande curiosità ma nulla di più (roba da nerd con le mani sporche d’olio), invece, dopo che la signora Benz dimostrò che l’automobile poteva affrontare anche lunghi tragitti la storia cambiò per sempre. Morale: Donna al volante, innovazione all’istante....
Il mio articolo per i 10 anni di Wired!

Il mio articolo per i 10 anni di Wired!

Esattamente 10 anni fa, un’amica, a pranzo, mi buttò sul tavolo una rivista, dicendomi: “questa dovresti leggerla”. Sulla copertina, oggi come allora, una sola parola: #Wired (Connesso). Era la prima rivista dedicata all’innovazione (tecnologica, culturale e sociale) del panorama italiano, fondata all’inizio della storia di internet negli Stati Uniti. Quello che avevo davanti agli occhi era il primo numero della versione italiana. Provai una sensazione strana; all’epoca mi occupavo di storia della scienza e lavoravo in un importante museo milanese, ma sentivo che c’era qualcosa nell’aria che mi stava chiamando, con forza: i primi anni di YouTube e dei social network, le community e la possibilità di disegnare (velocemente) il futuro con le nuove tecnologie. Mi innamorai di Wired, di quella sensazione di primavera, di quel mondo tutto nuovo da scoprire. Qualche mese dopo mi licenziai da quel bellissimo museo dove lavoravo e studiavo da 10 lunghi anni, e mi buttai tra le braccia del futuro. Un futuro che non conoscevo ma che qualcuno aveva iniziato a raccontare tra le pagine di quella bellissima rivista. Oggi, a dieci anni di distanza (2009-2019), sempre più avvinghiato dalle braccia tentacolari di quell’idea di futuro in continua trasformazione, pienamente soddisfatto della strada compiuta ma sicuro di non essere ancora arrivato dove quella primavera voleva dirmi di poter arrivare, sono particolarmente orgoglioso di essere stato scelto tra i 10 grandi scrittori italiani (9 grandi + 1), che nel prossimo numero di Wired racconteranno le grandi eccellenze italiane. E così, a febbraio sono stato al CERN e ho intervistato una grandissima scienziata: Fabiola Gianotti, la direttrice di questo incredibile centro di ricerca, raccontando in 15 lunghissime...
Open Tim

Open Tim

Open Tim, la piattaforma per gli sviluppatori nell’epoca dell’Industry 4.0 Insisto da anni sul concetto di ecosistema dell’innovazione. Nel mio primo libro (Il codice delle invenzioni, Hoepli, 2010) ho dedicato un intero capitolo all’importanza del contesto in cui hanno vissuto i grandi innovatori, da Leonardo da Vinci a Steve Jobs, dal Rinascimento alla Silicon Valley. Oggi, è sempre più evidente che per inventare, implementare e vendere prodotti e servizi innovativi si debba collaborare e utilizzare tutte le risorse già presenti nell’ecosistema e che parole come community, open innovation, piattaforma, stiano diventando strumenti fondamentali per chi vuole lavorare nel futuro, specie in ambito digital e innovazione. Per questo sono felice di segnalarvi un’iniziativa che va in questa direzione e che permette a chiunque voglia fare innovazione nel digitale di lavorare in questo nuovo paradigma: TIM OPEN, la community degli sviluppatori italiani. Una piattaforma dove è possibile confrontarsi sui temi del digitale e sviluppare innovazione. Come le botteghe del rinascimento o i pub della Silicon Valley, TIM OPEN è un luogo ideale dove le startup e gli esperti di nuove tecnologie possono incontrarsi e confrontarsi, utilizzando strumenti innovativi basati sui servizi e le tecnologie di TIM. In particolare su TIM OPEN potrete trovare un fornitissimo store di API con cui sviluppare la vostra APP e tutti gli strumenti per pubblicarla su TIM Digital Store, il marketplace delle soluzioni IT di TIM, dove sono disponibili soluzioni di CRM, di pagamento, per l’e-commerce, per la sicurezza, per il digital marketing, per i professionisti. Per capire meglio di cosa si tratta scopri l’esempio di Tagit, la startup che ha vinto il TIM Open Hackathon....
Cultura e Business: ora!

Cultura e Business: ora!

Se scendessi in politica questo sarebbe il mio manifesto: la cultura come asset per il business. Invece sono un imprenditore e vorrei avere colleghi colti con cui fare business…Ecco il mio articolo per Centodieci! La nostra cultura non va solo celebrata, ma utilizzata nel presente per costruire un futuro...
Autodeterminazione e basta.

Autodeterminazione e basta.

Prima di partire per le vacanze mi hanno chiesto di scrivere un pezzo sull’autoderminazione. Questo tema mi è sempre stato caro e credo ne sia uscito un ottimo pezzo, eccolo: Nel dizionario della lingua italiana alla parola “autodeterminazione” corrisponde una lapidaria definizione: facoltà di operare scelte autonome. Punto. Troppo poco per un concetto così forte. L’autodeterminazione merita più di cinque semplici parole, ecco perché, per sanare questo debito, apro questo articolo con una citazione tratta da una celebre serie televisiva: Lost. Una citazione che nella mia testa trova forti assonanze con la parola “autodeterminazione”. È John Locke a parlare: “Hey, hey, non se ne vada, aspetti, lei non sa con chi ha a che fare. Non dica più che non posso farcela. Questo è destino, questo è il mio destino. Io devo esserci maledizione. Non ditemi che non lo posso fare.” A favore di chi non avesse visto la bellissima serie televisiva ricordo che…continua a leggere su...