L’uomo può volare, parola di due ciclisti.

L’uomo può volare, parola di due ciclisti.

“Orville, dobbiamo trasferirci sulle coste dell’Atlantico, mi ha risposto l’ufficio meteorologico e mi assicura che lì c’è sempre il vento. E’ perfetto per i nostri esperimenti. E poi, se cadremo, la sabbia attenuerà il colpo, non credi? “

Esordì così Wilbur Wright una mattina del maggio 1900, entrando nel negozio di biciclette che aveva inaugurato otto anni prima insieme al fratello Orville.

Così, i fratelli Wright partirono dall’Ohio in direzione di Kitty Hawk in New Carolina, durante la prima estate del nuovo secolo. Con loro, il primo prototipo di macchina volante; poco più di un sofisticato aquilone che fecero volare, prima senza e poi con pilota.

“Impariamo a governare questi cosi nell’aria, Orville. Poi ci metteremo il motore e le eliche, sarà una rivoluzione” disse Wilbur soddisfatto, di ritorno verso l’Ohio.

Nelle estati successive (1901 e 1902) tornarono sulle coste dell’Atlantico, questa volta con velivoli ancora più grandi, 7 e poi 10 metri di apertura alare. Ancora niente motore, solo precisione e controllo del volo e soprattutto planate di centinaia di metri.

Poi, con l’autunno, caricavano le loro invenzioni sulla carrozza postale e tornavano a lavorare al negozio di biciclette. E di notte, in Ohio, progettavano sogni e aerei.

E così, finalmente, tra la fine del 1902 e il settembre del 1903, i due inventori americani lavorarono per progettare e costruire le eliche e il motore da montare sul loro primo vero aereo, che poi chiameranno Flyer 1.

Il 17 dicembre 1903, il Flyer 1 volò per 59 secondi comprendo la distanza di 260 metri.

“L’uomo può volare”. Parola di due ciclisti.

   

Il negozio di biciclette dei fratelli Wright in Ohio

 

 Il primo prototipo di aliante/aquilone del 1900.

Il secondo prototipo di aliante/aquilone del 1902.

Il Flyer 1, aereo a motore del 1903