Ribaltamento della prospettiva

Ribaltamento della prospettiva

Convinciamoci. L’innovazione non c’entra nulla con la tecnologia e con i centri ricerca e sviluppo. Piuttosto ha a che fare con la capacità del Homo sapiens di superare se stesso, di immaginarsi diverso. Che é l’unica caratteristica che ci rende così speciali rispetto agli altri animali, che sono praticamente immutabili (scusa Darwin!). E di solito, più che a un superamento o un’evoluzione, il processo dell’innovazione porta ad un vero e proprio ribaltamento della visione, vere e proprie rivoluzioni. Per questo credo che l’immagine più chiara e sintetica dell’innovazione sia quella di Dick Fosbury (USA) che nel 1968 a Città del Messico si presentò sulla pedana olimpica con il suo salto dorsale, vincendo la medaglia d’oro contro il resto del mondo che saltava ventrale da sempre. Sembrava un marziano, Dick. Come Galileo, Einstein, Curie, Jobs e Musk. Gli avversari lo guardavano come si guarda qualcuno che ti sta fregando, invece Fosbury era solo avanti di un decennio e indicava a tutti la strada per il...
Storia e Futuro, due facce dello stesso logo

Storia e Futuro, due facce dello stesso logo

Nel 2009 Facebook comprò gli uffici di SUN Microsystems, un’azienda storica della Silicon Valley, nata negli anni Ottanta e appena acquisita dal colosso Oracle perché ormai sull’orlo del fallimento. Appena arrivati nei nuovi uffici, Mark Zuckerberg, naturalmente, fece apporre il logo della sua azienda all’ingresso del building. Deve avergli fatto impressione coprire e cancellare un pezzo di storia dell’innovazione mondiale, ma andava fatto… Ma le cose si possono fare in tanti modi, il suo fu quello giusto. Chiese ai suoi architetti di non coprire completamente il vecchio logo. “Lasciate il logo vecchio sulla parte posteriore, che tutti vedano chi c’era qui prima di noi, che tutti capiscano che se smetti di innovare, muori, anche se hai fatto la storia”. Il nuovo nasce, il vecchio muore. Le tradizioni si rispettano e si celebrano, ma il futuro cammina più veloce della nostalgia, almeno in Silicon Valley… Bravo Mark!...
L’uomo può volare, parola di due ciclisti.

L’uomo può volare, parola di due ciclisti.

“Orville, dobbiamo trasferirci sulle coste dell’Atlantico, mi ha risposto l’ufficio meteorologico e mi assicura che lì c’è sempre il vento. E’ perfetto per i nostri esperimenti. E poi, se cadremo, la sabbia attenuerà il colpo, non credi? “ Esordì così Wilbur Wright una mattina del maggio 1900, entrando nel negozio di biciclette che aveva inaugurato otto anni prima insieme al fratello Orville. Così, i fratelli Wright partirono dall’Ohio in direzione di Kitty Hawk in New Carolina, durante la prima estate del nuovo secolo. Con loro, il primo prototipo di macchina volante; poco più di un sofisticato aquilone che fecero volare, prima senza e poi con pilota. “Impariamo a governare questi cosi nell’aria, Orville. Poi ci metteremo il motore e le eliche, sarà una rivoluzione” disse Wilbur soddisfatto, di ritorno verso l’Ohio. Nelle estati successive (1901 e 1902) tornarono sulle coste dell’Atlantico, questa volta con velivoli ancora più grandi, 7 e poi 10 metri di apertura alare. Ancora niente motore, solo precisione e controllo del volo e soprattutto planate di centinaia di metri. Poi, con l’autunno, caricavano le loro invenzioni sulla carrozza postale e tornavano a lavorare al negozio di biciclette. E di notte, in Ohio, progettavano sogni e aerei. E così, finalmente, tra la fine del 1902 e il settembre del 1903, i due inventori americani lavorarono per progettare e costruire le eliche e il motore da montare sul loro primo vero aereo, che poi chiameranno Flyer 1. Il 17 dicembre 1903, il Flyer 1 volò per 59 secondi comprendo la distanza di 260 metri. “L’uomo può volare”. Parola di due ciclisti.     Il negozio di biciclette dei fratelli...
Biro o Bic?

Biro o Bic?

Vi racconto di un dio della quotidianità, come chi ha inventato la molletta, la forchetta, il pedale, l’elastico, lo zerbino, l’accendino e tutti quegli oggetti non eclatanti, che però arredano e in fin dei conti caratterizzano la nostra vita. In realtà Lui è qualcosa di più, perché nella sua invenzione, con la sua invenzione, noi creiamo e organizziamo quotidianità, appunti, memorie, idee… Si chiama László Bíró, é stato un giornalista ungherese, poi naturalizzato argentino. Uomo di scrittura, nel 1938, guardando alcuni ragazzi giocare a biglie vicino ad una pozzanghera, si accorse di come le piccole sfere di vetro lasciassero una scia di acqua perfetta sul terreno. Perché non provarci con l’inchiostro sulla carta? Negli anni successivi, grazie alla collaborazione con il fratello chimico, costruì, brevettò e produsse le prime penne a sfera della storia. Ecco perché alcuni di voi chiamano ancora queste penne “biro”. Non fu un grande imprenditore, uomo troppo eclettico per concentrarsi solo sugli affari. Ma un suo socio italo-francese, tale Marcel Bich, acquistò il suo brevetto e continuò il suo business, con maggiore successo. Proprio così, se non le chiami “biro”, le chiami “bic”, questa volta in onore di chi é riuscito a scalare il business di questo prodotto. Da quando conosco questa storia, uso e diffondo il nome “biro”, perché credo nelle idee, sostengo gli imprenditori e gli uomini di business ma preferisco l’atto generante, il momento della creazione… E tu? Biro o...
Luna, si parte!

Luna, si parte!

Luna, si parte! Esattamente il 16 luglio di 50 anni fa, dalle coste della Florida partiva il razzo vettore Saturn V, che avrebbe portato la navicella Apollo 11 e 3 coraggiosi astronauti alla conquista del nostro satellite, distante circa 400.000 chilometri. Il viaggio durò 4 giorni e così, il 20 luglio 1969, l’uomo camminò sulla Luna, coronando un sogno iniziato con i racconti visionari di Jules Verne della metà dell’Ottocento e passato attraverso scoperte, invenzioni e sfide culturali, scientifiche e tecnologiche incredibili, quasi impossibili. Chi oggi nega quella straordinaria conquista, e non sono pochi, confina se stesso (solo se stesso) nel regno animale, schiavo della propria misera e miope biologia. Incapace di immaginare che l’impossibile e l’incredibile possano diventare l’esatto loro contrario se trattati con immaginazione, coraggio e fatica della conoscenza. Non poter credere nelle epopee e negli eroi é la giusta e peggior punizione che spetta a chi, guardando queste foto, pensa che sia tutta una finzione....
L’idea del grande Almon Strowger

L’idea del grande Almon Strowger

Almon Strowger alla fine dell’Ottocento gestiva un’impresa di pompe funebri a Kansas City nel Missouri. Non sappiamo se fosse felice ma la sua vita proseguiva senza particolari difficoltà. Un bel giorno però le cose cambiarono, drasticamente: i suoi affari iniziarono ad andare male, ogni giorno la sua attività perdeva clienti. Ma siccome i funerali in città non erano diminuiti, iniziò a insospettirsi. Così, iniziò a fare indagini e finalmente scoprì che nella centrale telefonica della sua città, da qualche settimana, era stata assunta come centralinista la moglie di un suo concorrente. (immagine 1) What a f**k, deve aver detto Almon. E aveva ragione! Infatti, a quel tempo, nelle centrali telefoniche erano le centraliniste a mettere in connessione tra di loro i vari utenti del telefono, anche in ambito commerciale. Così, per una centralinista, era abbastanza semplice dirottare verso questa o quella attività commerciale le richieste che arrivavano dagli utenti. E così, grazie a questa posizione strategica, la neo assunta centralinista inoltrava tutte le richieste di servizi funebri verso l’azienda del marito, sfavorendo il povero Strowger. (immagine 2) Doveva proprio essere così, non c’era altra spiegazione, pensò Almon. L’azienda di Strowger era ormai sull’orlo del fallimento. Ma invece di arrendersi, l’imprenditore statunitense puntò tutto sull’innovazione e, ingegnandosi, con il cacciavite in mano, inventò e costruì il primo commutatore telefonico automatico della storia, che senza l’intermediazione umana metteva in contatto direttamente gli utenti telefonici. Strowger ottenne il brevetto per questa invenzione nell’ottobre del 1891. (immagine 3) In pochi anni, le centrali telefoniche automatiche Strowger sostituirono tutte le centraliniste e l’imprenditore statunitense divenne ricco dando in licenza il suo brevetto alle compagnie telefoniche di tutto il mondo....